Chi sta insegnando il buon gusto alle nostre bambine?
Noi, le amichette o TikTok? Una riflessione sul modo in cui le bambine imparano che cosa è bello, che cosa desiderare e soprattutto che cosa è adatto alla loro età.
Mamme, chi sta scegliendo davvero?
E certo che lo vuole.
È una bambina. Guarda, osserva, imita, desidera.
Vede qualcosa addosso all'amichetta. Lo vede in un video. Lo vede sui social. Lo vede ripetuto abbastanza volte da cominciare a pensare che sia proprio quello che bisogna avere.
Non c'è nulla di strano.
La domanda, per me, è un'altra: da quando il fatto che una bambina desideri qualcosa significa automaticamente che dobbiamo comprargliela?
Le bambine stanno cambiando o stiamo cambiando noi il modo di vestirle?
Negli ultimi anni il confine tra abbigliamento bambina e abbigliamento da ragazza è diventato, in alcune tendenze, sempre più sottile.
Alcuni codici estetici arrivano prima. Alcuni modelli vengono proposti prima. E attraverso i social le bambine hanno accesso a un'enorme quantità di immagini, stili e tendenze.
Questo non significa che tutto ciò che è moderno sia sbagliato.
Significa però che, forse, noi adulti dobbiamo tornare a fare una distinzione che rischiamo di dimenticare: tra ciò che piace e ciò che riteniamo appropriato per l'età di nostra figlia.
«Ma ce l'hanno tutte.»
Chi ha figli conosce perfettamente queste frasi.
«Lo ha visto all'amichetta.»
«Su TikTok ce l'hanno tutte.»
«Lo vuole anche lei.»
E io non metto in dubbio che lo voglia davvero.
Anzi, è perfettamente comprensibile.
I bambini imparano anche osservando. Vedono, imitano, sperimentano e cercano l'approvazione del gruppo.
Proprio per questo, però, noi adulti abbiamo ancora un ruolo.
Una bambina può sapere che cosa le piace.
Ma non per questo deve essere lei a stabilire da sola che cosa è adatto alla sua età.
Siamo ancora capaci di dire no?
Non mi sembra una frase antiquata.
Mi sembra una delle tante cose che un genitore fa ogni giorno: ascoltare un desiderio, valutarlo e qualche volta dire sì, qualche volta dire no.
Essere una mamma moderna non significa necessariamente approvare tutto.
E soprattutto non significa delegare a un algoritmo, a un'influencer o al gruppo delle amichette il compito di decidere che cosa debba piacere a nostra figlia.
Essere una mamma moderna non significa dire sempre sì.
Possiamo ascoltare le nostre figlie. Possiamo conoscere le tendenze. Possiamo lasciarle sperimentare.
Ma possiamo anche continuare a trasmettere loro dei criteri.
Che cosa intendo io quando parlo di eleganza?
Di mestiere vendo abiti per bambini. E quindi inevitabilmente vedo passare davanti ai miei occhi mode, collezioni e tendenze.
Ma quando parlo di eleganza non sto pensando a una bambina che debba essere sempre vestita da cerimonia.
Non penso a pizzi ogni giorno. Non penso a gonne sempre. Non penso a una bambina che non possa indossare una felpa o una tuta.
Penso a qualcosa di molto più semplice: guardarla e riuscire ancora a vedere una bambina.
Vestire una bambina da bambina non significa vestirla sempre elegante.
Questo ci tengo a dirlo chiaramente, perché altrimenti il discorso diventa troppo facile.
Una bambina deve giocare. Deve correre. Deve andare al parco. Deve stare comoda.
E sì: può indossare tranquillamente una tuta.
La differenza non è tra gonna e pantalone. Non è tra vestito elegante e felpa.
La differenza è nel modo in cui quel capo racconta la sua età.
Esistono tute allegre, curate, morbide e perfettamente adatte a una bambina. Così come esistono abiti più raffinati per una festa, una domenica o un'occasione speciale.
Non dobbiamo scegliere tra infanzia e comodità.
Una bambina può vestirsi in tanti modi e rimanere una bambina.
Può indossare una tuta per andare al parco.
Un maglioncino e una gonna per uscire.
Un vestito più particolare per una festa.
Dei pantaloni morbidi con una bella camicia.
Può amare il rosa oppure non sopportarlo. Può preferire il blu, il panna, il bordeaux o qualsiasi altro colore.
Non è questo il punto.
Il punto è non pensare che per essere moderna, desiderabile o “come le grandi” debba necessariamente avere fretta di sembrare più grande.
Il buon gusto non è qualcosa con cui si nasce.
Si costruisce poco alla volta.
Come impariamo a stare a tavola, a comportarci in luoghi diversi, a scegliere le parole giuste a seconda delle situazioni, impariamo anche che non ci vestiamo necessariamente nello stesso modo ovunque.
Si impara guardando. Si impara provando. Si impara anche attraverso ciò che vediamo fare agli adulti.
Ecco perché non credo che educare al gusto significhi imporre alle nostre figlie il nostro gusto personale.
Significa dare loro strumenti.
Poi cresceranno. Cambieranno. Sperimenteranno. Ci contraddiranno. E probabilmente indosseranno anche cose che noi non avremmo mai scelto.
Ma almeno avranno avuto qualcosa con cui confrontarsi.
Non una donna in miniatura.
Una bambina.
Il problema non è TikTok. È lasciare che TikTok decida al posto nostro.
I social fanno parte del mondo nel quale stanno crescendo i nostri figli. Fingere che non esistano sarebbe inutile.
Possono ispirare. Possono divertire. Possono far conoscere mode e linguaggi nuovi.
Ma una tendenza che compare sullo schermo non diventa automaticamente una scelta giusta per nostra figlia.
Tra il desiderio di una bambina e ciò che finisce nel suo armadio ci siamo ancora noi.
E io credo che questo ruolo non sia affatto passato di moda.
Significa semplicemente non avere fretta. Lasciare che siano contemporanee, libere, comode e anche vanitose, senza chiedere loro di sembrare grandi prima del tempo.
Chi sta insegnando il buon gusto alle nostre bambine?
Quanto lasciate scegliere alle vostre figlie? E vi è mai capitato di dire: «So che ti piace, ma per questo aspettiamo ancora un po'»?