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Perché Belli e Monelli veste i bambini fino a 6 anni

Perché Belli e Monelli veste i bambini fino a 6 anni
Una scelta di Belli e Monelli

Belli e Monelli è un negozio romantico.
Non posso colorarlo di nero.

Perché ho scelto di vestire i bambini fino a 6 anni e cosa penso del modo in cui sta cambiando l'abbigliamento dei bambini più grandi.

Me lo chiedono spesso

«Betty, perché non hai più le taglie grandi?»

Non è successo perché non riuscissi più a trovare abbigliamento per bambini più grandi. È stata una scelta.

Per tanti anni Belli e Monelli ha vestito anche bambini più grandi.

Poi, stagione dopo stagione, ho cominciato ad accorgermi che qualcosa stava cambiando.

Quello che prima vedevo arrivare più avanti, verso le scuole medie, iniziavo a ritrovarlo sempre prima nelle collezioni dedicate ai bambini.

A 6–7 anni cambiavano i colori, le forme, le proporzioni, le scritte.

E soprattutto cambiava l'immagine di bambino che quegli abiti raccontavano.

Moda bambino

Come è cambiato l'abbigliamento dei bambini di 7–8 anni?

Negli ultimi anni una parte della moda bambino ha portato sempre prima nelle taglie junior alcuni codici estetici che associamo all'abbigliamento dei ragazzi più grandi.

Felpe oversize, pantaloni cargo e molto larghi, maxi scritte, loghi molto visibili, colori più scuri e uno stile fortemente ispirato allo streetwear.

Non sto dicendo che questi capi siano sbagliati. E non sto dicendo che un bambino non debba indossarli.

Sto dicendo una cosa molto più semplice: non erano più ciò che volevo raccontare dentro Belli e Monelli.

Quello che sentivo guardando le collezioni

A 8 anni io voglio ancora vedere un bambino.

Non la versione in miniatura di un adolescente.

Una precisazione

Vestire un bambino da bambino non significa vestirlo all'antica.

Questo per me è un punto importante.

Quando parlo di conservare qualcosa dell'infanzia non sto immaginando bambini immobili, vestiti in modo rigido o fuori dal loro tempo.

Un bambino deve correre. Deve giocare. Deve stare comodo. Deve potersi sporcare.

Ma può farlo con un pantalone morbido, con un bel maglioncino, con un cardigan, con una felpa curata, con una camicia portata in modo semplice.

Può essere contemporaneo senza dover sembrare più grande.

Può essere alla moda continuando ad avere l'aria di un bambino.

Non è una guerra al nero

Il problema non è un colore.

Naturalmente il nero è soltanto un simbolo.

Non ho smesso di vestire i bambini più grandi perché improvvisamente fossero comparsi una felpa nera o un pantalone cargo.

Il punto era l'insieme.

Per continuare a lavorare con quelle taglie avrei dovuto progressivamente modificare l'identità del negozio: comprare più di ciò che il mercato chiedeva, seguire determinate tendenze e lasciare sempre meno spazio al tipo di abbigliamento nel quale io continuavo a credere.

Avrei potuto farlo.

Ma non volevo farlo.

Belli e Monelli
È un negozio romantico.

Non potevo colorarlo di nero soltanto perché i bambini stavano crescendo.
Una scelta commerciale

Avrei potuto continuare a vendere quelle taglie.

Dal punto di vista commerciale, probabilmente la strada più semplice sarebbe stata seguire la domanda.

Comprare quello che il mercato chiedeva. Seguire maggiormente la tendenza. Continuare a vendere ai bambini che erano cresciuti insieme al mio negozio.

Sarebbe stato comprensibile.

Ma avrei dovuto riempire Belli e Monelli di capi nei quali mi riconoscevo sempre meno.

E dopo tanti anni di negozio ho capito una cosa: non voglio vendere qualcosa soltanto perché si vende.

Voglio poter guardare ciò che scelgo, metterlo in vetrina e riconoscere ancora Belli e Monelli.

Identità

Un negozio non deve necessariamente avere qualcosa per tutti.

Per molto tempo si è pensato che crescere significasse aggiungere: più taglie, più categorie, più marchi, più possibilità.

Io, con gli anni, ho imparato anche il contrario.

A volte crescere significa scegliere cosa non vuoi più vendere.

Significa rinunciare a una vendita per conservare un'identità.

Significa accettare che una mamma, arrivata a una certa taglia, debba cercare altrove.

Non perché io non voglia più quel bambino. Ma perché non voglio proporgli qualcosa in cui non credo soltanto per trattenerlo come cliente.

Cosa cerco per un maschietto

Tra il pupazzetto e il look da adolescente esiste un mondo intero.

È proprio quello il mondo che continuo a cercare nelle collezioni di abbigliamento bambino.

Comodità
Capi morbidi e pratici che permettano al bambino di muoversi liberamente.
Stile
Maglioncini, cardigan, pantaloni, felpe curate e outfit semplici che non abbiano bisogno di urlare.
Infanzia
Un modo di vestire contemporaneo che lasci al bambino il tempo di avere ancora l'aspetto della sua età.
Anche questo conta

Per essere maschio non deve sembrare un duro.

C'è poi un altro aspetto che mi interessa.

Non credo che per rendere un look maschile sia necessario trasformare un bambino in una piccola caricatura dell'adulto.

Un maschietto può essere vivace. Può essere dolce. Può essere elegante. Può essere sportivo.

Può soprattutto essere semplicemente un bambino.

E non vedo nessuna ragione per avere fretta di cancellare quella parte di lui.

Questione di scelta

Non sto dicendo che esista un solo modo giusto di vestire un bambino.

Ci saranno mamme che amano lo streetwear, i cargo, l'oversize, il nero e le grandi scritte.

E va benissimo così.

Non credo che un negozio debba convincere tutte le persone ad avere lo stesso gusto.

Credo invece che debba essere abbastanza riconoscibile da permettere a una mamma di entrare e pensare: «Sì, questo è il modo in cui voglio vestire mio figlio.»

Oppure, con la stessa libertà: «No, non è il mio stile».

Per me questa è identità.

Perché oggi arriviamo fino a 6 anni
Io non vendo tutto.
Scelgo.

E finché nelle taglie più grandi farò fatica a trovare abbastanza collezioni nelle quali riconoscere Belli e Monelli, preferisco fermarmi prima piuttosto che cambiare il negozio soltanto per poter continuare a vendere.

Dopo tanti anni

Forse sarò antica.

Me lo sono chiesta più di una volta.

Forse sono io che continuo a cercare qualcosa che il mercato sta progressivamente cambiando.

Ma quando guardo un bambino di 6, 7 o 8 anni, continuo a desiderare la stessa cosa:

voglio vedere prima lui.

Non il logo. Non la scritta. Non il tentativo di sembrare più grande.

Lui.

Perché crescere arriverà comunque. E arriverà molto più velocemente di quanto immaginiamo.

La scelta di Belli e Monelli

Scelgo ancora un'infanzia che abbia il tempo di essere infanzia.

Adesso lo chiedo a voi

È cambiato semplicemente il modo di vestire i bambini o stiamo anticipando troppo?

Quando guardate l'abbigliamento proposto oggi a un bambino di 7–8 anni, lo trovate semplicemente più moderno oppure anche voi avete la sensazione che alcuni codici da ragazzo arrivino sempre prima?

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