Bambino comodo
o vestito bene?
Per stare comodi esiste davvero soltanto la tuta? Per me non dobbiamo scegliere tra comodità ed eleganza. Dobbiamo semplicemente scegliere meglio.
«I bambini devono stare comodi.» Certo. Ma chi ha deciso che comodo significhi sempre tuta?
Certo che devono stare comodi.
La domanda che mi faccio, però, è un'altra: chi ha deciso che per stare comodi bisogna necessariamente indossare una tuta?
Dopo tanti anni passati a scegliere abbigliamento per bambini e abbigliamento maschietto, mi sono convinta che il vero problema non sia scegliere tra eleganza e comodità.
Il problema è scegliere capi sbagliati.
Perché oggi possiamo vestire un bambino in maniera curata senza costringerlo dentro abiti rigidi, scomodi o inadatti alla sua età.
Vestire bene un bambino non significa vestirlo da adulto.
Quando dico che mi piace vedere un bambino vestito bene, non sto immaginando un piccolo uomo in miniatura.
Non voglio bambini ingessati. Non voglio completi rigidi per andare a mangiare una pizza. E non penso che un bambino debba avere paura di sporcarsi perché indossa qualcosa di bello.
Per me vestire bene un bambino significa lasciarlo bambino, scegliendo però un abbigliamento adatto al luogo, all'età e all'occasione.
Siamo noi adulti che dobbiamo imparare a scegliere meglio.
Per me educare un bambino significa anche insegnargli che esistono contesti diversi.
Non è soltanto una questione di vestiti.
Nella vita di un bambino esistono momenti differenti, e penso che possa imparare gradualmente a riconoscerli.
Il parco
Si corre, si gioca, ci si sporca. Qui la praticità viene prima di tutto.
La scuola
Comfort e libertà di movimento, con capi pensati per essere vissuti ogni giorno.
Una festa o il ristorante
Un'occasione diversa, in cui possiamo scegliere un look più curato senza rinunciare alla comodità.
Un Battesimo o una cerimonia
L'eleganza può aumentare, ma il bambino deve continuare a potersi muovere, giocare e stare bene.
A un evento non ci comportiamo come al parco. Perché dovrebbe essere strano insegnarlo anche attraverso l'abbigliamento?
Quando portiamo un bambino al ristorante, gli insegniamo che non si corre tra i tavoli disturbando gli altri.
Quando lo portiamo a una cerimonia, gli spieghiamo che quello è un momento diverso dal pomeriggio trascorso al parco.
Possiamo anche dirgli: «Stasera andiamo al ristorante. Ci vestiamo carini perché è un'occasione speciale.»
Non perché un pantalone elegante renda un bambino più educato. Ma perché imparare che il nostro comportamento — e anche il nostro modo di presentarci — può cambiare in funzione del contesto è una piccola forma di consapevolezza.
Il problema non è la tuta.
Non ho niente contro la tuta.
La tuta serve. Per giocare, correre, andare al parco, fare sport o trascorrere una giornata in cui la praticità viene prima di tutto, può essere perfetta.
Il problema nasce quando diventa l'unica possibilità.
Se un bambino indossa sempre e soltanto abbigliamento sportivo, non possiamo stupirci se, quando arriva un'occasione diversa, qualsiasi altro capo gli sembra scomodo o strano.
Anche vestirsi è un'abitudine.
«Ma mio figlio non vuole mettere la giacca.»
Se per “giacca” intendiamo un capo rigido, pesante e che limita i movimenti, probabilmente non la vorrei indossare neppure io.
Ma non tutte le giacche da bambino sono uguali.
Un esempio che mi piace molto è la giacca in punto Milano: ha un aspetto più composto rispetto a una felpa con zip, mentre la struttura della maglia può offrire morbidezza, compattezza ed elasticità.
Il risultato è quello che cerco: un bambino vestito bene senza sentirsi ingessato.
Può avere il comfort di una tuta senza sembrarlo.
Lo stesso ragionamento vale per i pantaloni.
A volte guardiamo un pantalone da bambino più curato e pensiamo immediatamente: «Non lo terrà mai».
Poi lo tocchiamo. Lo facciamo provare. E scopriamo che ha una vita confortevole, un tessuto morbido e una costruzione che permette al bambino di muoversi tranquillamente.
Dal suo punto di vista può avere quasi la sensazione di indossare una tuta. Visivamente, però, l'outfit cambia completamente.
Possiamo pretendere entrambi.
Come vestire un bambino al ristorante o per una festa?
Per una cena al ristorante, un pranzo in famiglia o una festa non serve necessariamente un completo da cerimonia.
Un outfit bambino elegante ma comodo può essere costruito con un pantalone morbido, una camicia o una maglia ben fatta, un cardigan oppure una giacca destrutturata.
Il risultato non deve dire “cerimonia”.
Deve semplicemente comunicare che quella non è la stessa occasione del parco.
E per un Battesimo o una cerimonia?
Quando parliamo di abbigliamento bambino per Battesimo o cerimonia, naturalmente possiamo salire di un gradino.
Ma il principio non cambia: elegante non deve significare scomodo.
Per un bambino cerco sempre un equilibrio tra estetica, età e libertà di movimento: pantaloni dalla vestibilità corretta, camicie piacevoli sulla pelle, gilet, cardigan o giacche adeguati alla stagione.
Il bambino deve potersi muovere. Deve potersi sedere. Deve poter giocare.
Non deve diventare una statuina.
La comodità non dipende dal nome del capo.
Felpa non significa automaticamente comodo. E giacca non significa automaticamente scomodo.
La comodità dipende da molti elementi: tessuto, elasticità, costruzione, vestibilità, cuciture, proporzioni e taglia corretta.
Per questo, quando scelgo una collezione bambino, non mi interessa soltanto come un capo appare appeso.
Mi interessa immaginare come si comporterà addosso a un bambino vero.
Perché un bambino non sta fermo davanti allo specchio. Cammina, corre, si siede, gioca, si piega.
Un bel capo che non gli permette di fare queste cose non è un capo che sceglierei.
Il gusto non compare improvvisamente a 18 anni.
Si forma. Si osserva. Si sperimenta.
E si costruisce anche attraverso piccolissime abitudini.
Questo non significa imporre ai bambini il nostro gusto personale. E non significa crescere bambini ossessionati dai vestiti.
Significa semplicemente dare loro più possibilità.
La tuta. Il jeans. Il pantalone morbido. La camicia. Il maglioncino. Il cardigan. La giacca. La sneaker. E, quando l'occasione lo richiede, qualcosa di più curato.
Più strumenti hanno, più facilmente impareranno a capire cosa è appropriato per ogni situazione.
Vestire i bambini da bambini.
Alla fine, tutta la mia idea di abbigliamento bambino parte da qui.
Non voglio trasformare i maschietti in piccoli adulti.
Ma non voglio neppure che l'unica alternativa disponibile sia vestirli sempre come se stessero andando in palestra.
Tra questi due estremi esiste uno spazio enorme.
Ed è proprio quello che cerco quando scelgo l'abbigliamento maschietto di Belli e Monelli: bambini comodi, curati, contemporanei e ancora riconoscibilmente bambini.
Un maglioncino morbido. Un pantalone che segue i movimenti. Una camicia portata senza rigidità. Una giacca destrutturata. Colori facili da combinare.
Capi che una mamma possa utilizzare davvero e non soltanto fotografare una volta.
Prima di dire «i ragazzi di oggi non sanno più vestirsi», forse dovremmo farci una domanda.
Se per tutta l'infanzia abbiamo detto: «Lascia stare, è un bambino», «Mettiamogli la tuta, così sta comodo», «Le cose belle le metterà quando sarà grande»...
quando esattamente avrebbe dovuto imparare?
Non credo che un bambino debba essere elegante ogni giorno.
Credo però che possa imparare che ogni momento ha il suo modo di essere vissuto. E anche il suo modo di vestirsi.
Perché il gusto non è una regola da imporre. È qualcosa che possiamo insegnare, poco alla volta, esattamente come tutte le altre buone abitudini.
Comodo, curato e ancora bambino.
Nelle collezioni Belli e Monelli trovi una selezione di abbigliamento bambino pensata per la vita vera: capi morbidi, completi, maglieria, pantaloni e proposte più curate per vestire i maschietti senza rinunciare alla libertà di movimento.
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